Shibui – JAZZITALIA – Gianni Montano – Gennaio 2014

Il concetto di massa critica è esposto da Giancarlo Schiaffini nel suo libro “E non chiamatelo jazz…“. Secondo il trombonista romano esiste un numero limite (tredici unità) oltre il quale la composizione estemporanea diventa improponibile, di esito problematico o negativo. Enrico Fazio non si preoccupa di questa avvertenza poiché innanzitutto, il suo gruppo, anche se è denominato “Critical mass”, si configura come un ottetto, ben al di sotto della soglia massima prima enunciata; poi perché qui la musica è preparata, arrangiata e attentamente sorvegliata dal compositore piemontese. Nulla è lasciato al caso. Le improvvisazioni vengono fuori, infatti, da una struttura omogenea e compatta, che solo in apparenza può sembrare mobile e non vincolante e costituiscono un ampliamento, una dilatazione dell’idea portante, diventando esse stesse un momento elaborativo strettamente connesso con il motivo di base indicato dall’autore. E’ un continuo rimando fra composizione e improvvisazione, dove è difficile scorgere il confine fra i due momenti, poiché un elemento intacca, aggredisce l’altro, per costruire, così, una musica definita in modo unitario e organico con il marchio stilistico inconfondibile del bassista storico dell’Art studio.

Fazio ci ragiona molto prima di registrare un disco. Sono passati alcuni anni dall’incisione precedente con un gruppo di queste dimensioni. Quando, però, si decide al grande passo vuol dire che ha veramente qualche messaggio artistico urgente da comunicare. Così è anche per questo “Shibui“, un album curato a fondo, pregno di intuizioni, di squarci imprevedibili, di sviluppi inconsueti e di un ancoraggio, allo stesso modo, evidente con la tradizione del jazz. Negli otto brani del cd si dichiarano, nelle note di copertina, le ispirazioni, le referenze molto libere a Kurt Weill, ai Colosseum, allo stile di New Orleans, alla musica seriale o semplicemente agli esperimenti vocali di un bambino di quattro anni all’interno di un music box. In realtà tutti questi fattori vengono usati vantaggiosamente dall’acuta sensibilità del band-leader per produrre un suono complessivo indubbiamente personale, con alcuni aspetti decisamente da sottolineare. L’ottetto, ad esempio, è scomposto sovente in formazioni più piccole. Non sempre tutti sono protagonisti. Il lavoro di sezione a volte è condotto dai fiati, su cui può lanciarsi in volo il solista di turno. In altre circostanze sono pochi strumenti a portare avanti un riff, oppure sono soltanto basso e batteria a tenere su gli interventi solistici. In determinati segmenti il dialogo fra sassofono e tromba o trombone è sufficiente a sostenere efficacemente l’andamento del brano, fra esposizione del tema e improvvisazione. Per aumentare, ancora, il tourbillon, arricchire ulteriormente il menù di colori etnici, in una traccia si sente il balafon e un tastierista, Paolo Rolandi, si inserisce in quattro brani. Niente paura: tutto è tenuto sotto controllo dalla guida estremamente lucida e consapevole di Enrico Fazio. I momenti free, quando sono previsti, sono di tipo tonale, o appena appena oltre. Mai si arriva a superare determinati steccati. I musicisti coinvolti, tutti dell’area piemontese, seguono con un atteggiamento convinto e partecipe, quasi devoto, le direttive del leader. Si distinguono in particolare i due ottoni, Alberto Mandarini e Giampiero Malfatto per la capacità di restare legati ad un mood classico, jazzistico, anche quando la musica sembra indirizzarsi verso ambiti più avanzati. I tre sassofonisti esprimono coesione ed energia sui loro strumenti e passano abilmente attraverso climi diversi, mantenendo una carica adeguata e sapendo ricoprire il ruolo di supporto e di proposta con lo spirito giusto. Il violino di Luca Campioni è un valore aggiunto, sia per gli spunti solistici mai scontati, sia per il contributo timbrico al sound del gruppo. Resta da dire della sezione ritmica. Fazio e Sordini vantano una notevole abitudine a suonare insieme, ma non si accontentano mai, si stimolano a vicenda per formare un’ossatura di tipo orchestrale, perché questo ottetto viene impiegato come una mini big band.

Shibui” è un’ulteriore prova delle capacità di autore, arrangiatore e direttore di combos allargati per Enrico Fazio. Un musicista che conosce la musica afroamericana, l’avanguardia italiana, europea e tutto quanto è girato intorno a questi generi nell’ultimo quarto di secolo. La sua è un’operazione di sintesi, più a selezionare che ad accumulare. Nel disco, a conti fatti, prevale la sua visione di un jazz bene organizzato, rifinito, dotato di una giusta dose di libertà e di spinta in avanti verso nuove possibili frontiere.

Gianni Montano per Jazzitalia – Gennaio 2014

 

Shibui – JAZZFLITS – Herman Te Loo – Ottobre 2013

Er bestaat een grote verwantschap tussen de Nederlandse en de Italiaanse geïmproviseerde muziek. Beide kennen een goed gevoel voor theatraliteit en humor, een hekel aan gebaande muzikale paden, een vermenging van hoge en lage cultuur en een balans tussen compositie en improvisatie. Het octet Critical Mass van bassist/componist Enrico Fazio past perfect in die om-

schrijving, en er zijn momenten op deze nieuwe cd, ‘Shibui’, die zo door een Nederlandse band gespeeld zouden kunnenzijn. Sterker nog, in zijn arrangementen vertoont Fazio een stijl die sterk doet denken aan die van wijlen Willem Breuker. Van beïn-vloeding zal misschien geen sprake zijn, maar wie het ensemble de uitgeschreven passages hoort spelen, of onder een solist door hoort schuiven, denkt al snel aan de muziek van het Kol-lektief. Toch heeft de muziek van Fazio en zijn mannen net zo goed typisch Italiaanse trekken: de joyeuze volksmuziek die in de melodieën doorklinkt is echt Zuid-Europees. Bovendien trekt

Critical Mass de lijn door van bijvoorbeeld landgenoot Carlo Actis Dato met invloeden uit alle windstreken. Want op ‘Shibui’ oren we Zuid-Amerikaanse ritmes, Oosterse melodieën en Turkse stembuigingen langskomen. Fazio zet het allemaal met speels-heid en lichtvoetigheid in elkaar. Een mooi voorbeeld (in ‘Tuttecose’) is het gesuggereerde speeldoosje van zijn zoontje Simone, dat gestalte krijgt door de ballafon en eenpizzicato van violist Luca Campioni. Het is muziek om blij van teworden.

Herman te Loo per JAZZFLITS – ottobre 2013

Shibui – El Intruso (dedicado a “la otra mùsica”) – Sergio Piccirilli – Novembre 2013

Todo nuestro conocimiento nos viene de las sensaciones (Leonardo Da Vinci)

 El vocablo japonés shibui refiere al sabor que resulta “acedo, astringente y punzante al paladar”. El origen del término –cuyo significado aún hoy conserva- tuvo lugar en el siglo XIV durante la era Muromachi y sirve para describir la sensación amarga y ácida que se tiene al morder un caqui verde. Más tarde, durante el período Edo del siglo XVII, dicha expresión comenzó a utilizarse gradualmente para aludir al valor estético de “lo que es agradable sin ser llamativo”. De hecho, en la actualidad se considera al shibui como uno de los nueve principios centrales que subyacen en el arte y la cultura de Japón junto con “wabi-sabi” (el valor de la imperfección y de lo que no es permanente), “miyabi” (la elegancia y la eliminación de lo vulgar), “iki” (la originalidad), “yugen” (el misterio y lo desconocido), “geido” (disciplina y ética), ‘kawai” (belleza) y ‘enzou” (el vacío, entendido desde la perspectiva del concepto zen que representa al infinito o la nada). En esa escala de valores estéticos el shibui simboliza lo simple, sutil y discreto pero, además, exalta la idea de que las cosas son más hermosas cuando hablan por sí mismas.

Todo esto viene a cuento de Shibui, el magnífico álbum del contrabajista y compositor italiano Enrico Fazio junto a su banda Critical Mass. En la información que acompaña al disco, su autor explica que el título se relaciona con el significado literal del término –es decir, el sabor astringente experimentado al morder un caqui verde- pero también con la posterior “sensación de profunda calma” implícita en esa acción.

A nuestro modesto juicio, este proyecto discográfico –aun cuando poco y nada tiene que ver con el arte japonés– también es acreedor de varios de los principios estéticos mencionados, toda vez que en Shibui, además de hallarse la sutileza aludida en la voz que da título al álbum, se dan cita la elegancia y el buen gusto, una mesurada exploración de lo desconocido, la sobriedad y un refinado sentido de belleza y originalidad, entre otras muchas cualidades.

 

Enrico Fazio acredita una extensa trayectoria que incluye participaciones en el cuarteto de Carlo Actis Dato, el Anglo/Italian Quartet, el Pino Minafra Sud Ensamble y la Andrea Centazzo’s Mitteleuropa Orchestra, además de una prolífica labor liderando o co-liderando diferentes bandas materializada en sus álbumes con el Enrico Fazio Septet (con el cual editó Zapping! en 2003, Live in Milano – Villa Litta de 2005, Oloron – Des Rives et des Notes en 2009 y Nouvi Territori LIVE de 2009), el prestigioso quinteto Art Studio (documentado en los discos Trenta-Live in Torino de 2003, Off Limitsen 1998, Ondeen 1987, Presagio de 1984, etc.), Enrico Fazio Ensemble / U.F..O y el dúo que integra con el multi-instrumentista Sergey Letov (Compagni di strada en 2002).

A esto debe agregarse su sólida formación académica –que incluye una maestría en contrabajo y una licenciatura con honores en disciplinas musicales-, una destacada labor pedagógica como profesor de composición y arreglos y jefe del departamento de jazz en el afamado Conservatorio A. Vivaldi de la ciudad de Alessandria (Italia) y su reconocido rol como miembro fundador del CMC (Centro de Música Creativa), entidad que además presidió entre los años 1992 y 2000.

El ensamble Critical Mass que lidera Enrico Fazio nos ofrece, a través de las ocho piezas comprendidas en Shibui, la primera parte de un proyecto mucho más amplio basado en su personal enfoque de la composición y en el desarrollo de un amplio lenguaje melódico y armónico que incluye –entre otros recursos exploratorios- la utilización del deside-slipping o desplazamiento lateral.

El ecléctico e imaginativo ideario estético pergeñado aquí por Enrico Fazio, amalgama múltiples formas musicales –desde jazz moderno al blues, de ritmos antillanos a riffs de rock progresivo y de la tradición de New Orleans a elementos provenientes de la música clásica contemporánea, entre otros- pero arroja un resultado que, a pesar de su compleja hibridación de estilos, luce tan emocionante y seductor como claro y cohesivo.

 

En el inicio, con Tempus Fugit –pieza inspirada en un fragmento perteneciente a Kurt Weill-, se entrelazan paisajes sonoros dispares con notable balance en la forma y exquisita moderación dinámica, realzados por las aquilatadas intervenciones solistas de Luca Campioni en violín, Alberto Mandarini en trompeta y Gianni Virone en saxo tenor.

Effetti Collaterali se aposenta en una frase de acompañamiento en contrabajo a cargo de Enrico Fazio que extrapola un riff proveniente de la legendaria banda de jazz-rock progresivo Colosseum para luego desembocar –tras un segmento con aires antillanos y los sucesivos solos de Gianpiero Malfatto en trombón y Adalberto Ferrari en clarinete bajo– en un sincronizado ejercicio de improvisación colectiva.

La nostálgica atmosfera de Pianoless abre con la exótica sonoridad del clarinete turco hasta adquirir, gradualmente, los aires de un lamento en donde van concatenándose un moderado equilibrio entre tensión y relajación, delicados ornamentosy una secuencia de solos en la que tiene especial destaque el saxo alto de Francesco Aroni Vigone.

El deliciosoTuttecose gira en torno a una divertida línea de canto –aportada por Simone, el pequeño hijo de Enrico Fazioque evoluciona al conjuro de impulsos rítmicos con marcadas influencias de música de los Balcanes, adornos de dimensiones orquestales e intervenciones solistas de Adalberto Ferrari en clarinete y de Alberto Mandarini  en trompeta de particular luminosidad.

El tema que da título al álbum se aposenta en un desplazamiento lateral o side-slipping (se denomina así al recurso de “tocar cromáticamente fuera de la secuencia de acordes”) sobre el que se deslizan múltiples cambios climáticos –de la balada jazz a ritmos de impronta afro céntrica- y una secuencia de solos en la que sobresalen el violín de Luca Campioni, el clarinete bajo de Adalberto Ferrari, la batería de Fiorenzo Sordini y el trombón de Gianpiero Malfatto.

El laberintico andamiaje estructural de Serial Player adopta los principios atonales del dodecafonismo pero, la claridad de su exposición y la riqueza de matices, hacen que la experiencia auditiva resulte sumamente agradable al oído.

Por su parte, Serendipity conjuga diferentes modos unidos por un patrón rítmico en donde se yuxtaponen cadencias de vals –rubricadas por un colorido soliloquio de Francesco Aroni Vigone en saxo alto– y una notable resolución dinámica en swing que va empalmando los solos de Gianpiero Malfatto en trombón y Luca Campioni en violín, hasta desembocar en el motivo de apertura.

El cierre con N.O. Trap ofrece una hipnótica e innovadora mixtura entre la danza claque, la música de New Orleans, la improvisación y la tradición del jazz.

Enrico Fazio’s Critical Mass, en Shibui, brinda una obra elaborada, adorable, creativa y con la infrecuente virtud de haber logrado hacer simple lo complejo.

 

Cualquier persona puede hacer complicado lo simple. La verdadera creatividad consiste en hacer simple lo complicado (John Coltrane)

 

Sergio Piccirilli

 

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Shibui – Il Giornale della Musica – Guido Festinese – Ottobre 2013

Tre dischi per (ri)scoprire le musiche di Enrico Fazio, contrabbassista e compositore fra Mingus e Coleman
Enrico Fazio Critical
Mass Shibui
LEO RECORDS

Francesco Aroni Vigone Trio
Ore Blu
SPLASC(H) RECORDS

Art Studio
Rendez Vous
CALIGOLA RECORDS

Tre uscite discografiche, tre volte il segno, nitido, di una brillante intelligenza musicale italiana del jazz, quella di Enrico Fazio. Troppo corposa, ormai, la carriera del compositore e bassista, per tentare un riassunto, che sarebbe poi anche un po’ pleonastico: basterà rammentare a chi è più nuovo per la vicende del jazz peninsulare, la co-fondazione del Centro Musica Creativa piemontese, uno scrigno di piccole sapienze musicali e d’autogestione nel Piemonte della fine degli anni Settanta, anche etichetta discografica; o la vittoria nell’89 al concorso nazionale di Sant’Anna Arresi quale compositore e arrangiatore. Il Premio era dedicato a Mingus, e proprio la lacerante urgenza del modo di scrivere jazz del burrascoso e problematico bassista americano, vero e proprio “teatro in musica” degli spiriti ancestrali afroamericani e della contemporaneità, è una delle musiche che hanno toccato più nel profondo Enrico Fazio.
Succede anche oggi, ad esempio nell’ensemble Critical Mass, all’opera nel notevole Shibu, un ottetto con ance, ottoni, violino e ritmica che guizza in molte direzioni possibili: dallo swing ai richiami dodecafonici, da un bel ricordo (rielaborato) dei Colosseum inglesi allo straniamento weilliano. Il cd, ci informa Fazio nelle note, è il primo di una serie che esplorerà molti lati di una personalità compositiva poliedrica, ed è un bel segnale.
La seconda uscita da segnalare, sempre con Fazio, è Ore Blu a nome del Francesco Aroni Vigone Trio (nella foto grande). Il contraltista, peraltro, è presente anche nel disco sopra citato, così come il batterista Fiorenzo Sordini: un trio, dunque, quasi “ritagliato” da organici più numerosi, che si muove con sinuosa efficacia lungo le piste armolodiche e libere indicate da Ornette Coleman, e più in generale, come ben nota Luca Bragalini nelle note, per tutti i percorsi di ricerca del jazz moderno e contemporaneo che hanno cercato di bypassare l’armonia occidentale, eliminando dunque in primis proprio l’apporto degli strumenti armonici, e privilegiando la ricerca su slancio melodico e timbro.
Infine, un disco che potrebbe ben fare da preludio ai (prevedibili) festeggiamenti dell’anno prossimo, quando si celebrerà il quarantennale di una formazione cardine del jazz di ricerca italiano nato in terra piemontese, l’Art Studio. Rendez Vous è il disco del nuovo incontro tra quasi tutti i membri originali dell’Art Studio: tutti i nomi citati, più la chitarra di Claudio Lodati, e la voce avventurosa di Irene Robbins, in qualche caso anche al pianoforte. Musica avvolgente, lirica, a tratti estrema, altre volte vicina alle strade più affascinanti ed insidiose dell’art rock del vecchio continente: un gran preludio alla festa, ci auguriamo.

Guido Festinese

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Shibui – Musica Jazz – Ottobre 2013 – Gianmario Maletto

A vent’anni (oggi ne ha cinquantasette), Fazio era con Actis Dato, Lodati e Sordini una colonna di quel torinese Art Studio, con relativo Centro Musica Creativa, che fu una delle più coerenti svolte italiane verso il jazz nuovo. Tra quei giovani impegnati pare proprio lui quello rimasto più attivamente sulla medesima linea, , come ottimo contrabbassista e come eccellente compositore. E questo SHIBUI, terzo CD per la britannica Leo, è annunciato come prima parte di un ampio progetto, da attendere con interesse.

Agli ordini di Fazio è Critical Mass, l’attuale suo gruppo d’estrazione sempre molto piemontese e con un organico da ottetto, cioè abbastanza numeroso da sviluppare la ricerca (su suono, tempi e orchestazione) del leader. I brani, tutti suoi, mostrano un’architettura davvero fine. Ma per il successo, ovviamente, buona parte del merito va pure al disciplinato lavoro del gruppo, dove, del resto, ciascuno trova spesso anche un’individuale libertà d’inventare fini assoli

Gianmario Maletto per MUSICA JAZZ – DISCO CONSIGLIATO – ottobre 2013

 

musica jazz ottobre 2013

Shibui – Jazz Views – Settembre 2013 – Euan Dixon

The music of Enrico Fazio is an eclectic mix of such wilful diversity that in the hands of lesser musicians it could easily have turned out to be a stylistic mess. As it is the wayward complexity of his scores is so masterfully realised that the listener who can live with the twists and turns – what Fazio calls “harmonic and melodic side slipping” – will be rewarded with a recital that is bursting with incident that is as dramatic and exciting as it  is humorous and thought provoking.

Shibui` is a Japanese  word that denotes the blending of textures : sweet and sour, subtle simplicity with complexity etc , to create a new synthesis of  taste or aesthetics and in Fazio’s music it finds expression in an amalgam of musical styles and sounds that despite their apparent incongruity merge almost seamlessly into a coherent whole.

His lively musical imagination combines advanced modern jazz with retro swing touches , gypsy jazz, European salon music, prog rock riffs , latin rhythms , New Orleans polyphony, cool jazz homophony as in the canonic title track, Balkan and Turkish Phrygian scales, serialism and a smattering of Mr Bojangles style hoofing in the final cut, “N.O.Tap”. Wow!

As well as this near bewildering variety of musical styles Fazio creates a delicious blending of instrumental sounds, pitting winds and brass against each other in what might appear potentially chaotic and un-harmonious combinations but actually produce a rich harmonic brew that is as satisfying to the ear as Turkish coffee is to the taste buds. Particularly potent in this context is the use of dark liquid sounds generated by the bass and contrabass clarinet and the thundering choruses delivered by Virone’s baritone sax. Exotic instruments such as the marimba like Balafon and the deeply resonant Turkish clarinet also enhance this effect

One might find, in Fazio’s musical concept, some parallels with the musical ideology of Peter Apfelbaum, whose New York Hierogylphics Orchestra pursues a similar post – modernist agenda of mopping up diverse musical influences, but  whereas the American likes to incorporate country and western style elements there are no guitars in Fazio’s line-up and therefore few obvious funk & blues clichés. This is European art house music devoid of any deeply held
ethnic commitments but there is nothing prissy or superficial about Fazio’s approach which is both simulating and entertaining and will be a joy to everyone who possesses a lively ear. This one I will play again.

Reviewed by Euan Dixon

MORE ON: http://jazzviewscdreviews.weebly.com/index.html

or http://jazzviewscdreviews.weebly.com/september-2013.html

Shibui – All About Jazz – Agosto 2013 – Alberto Bazzurro

Torna dopo qualche anno di silenzio Enrico Fazio, già bassista dell’Art Studio e da venticinque anni validissimo leader in proprio. Torna, e fa un’altra volta centro, proprio come nel 1988 quando, con Mirabilia, evidenziò doti (compositivo-aggregative, soprattutto) che la lunga militanza nello storico gruppo torinese (nel quale era del resto entrato appena diciottenne) aveva in qualche modo celato (o forse accompagnato e forgiato).

Come allora – anche se per forza di cose senza lo stesso fulminante senso della scoperta – la musica di Fazio colpisce anzitutto per la sua solidità: concettuale, di scrittura ed esecutiva, di interazione fra parti corali e sortite solistiche. A tratti viene in mente Mingus, ma anche certe orchestre europee (perché il tiro dell’ottetto è indiscutibilmente orchestrale), soprattutto inglesi, con un occhio qua e là più mitteleuropeo.

Sul versante timbrico e per il ruolo giocato nelle improvvisazioni, preziosissima è la presenza del violino, che si distingue in svariati brani (“Tempus fugit,” “Pianoless,” “Shibui,” “Serendipity”) ed è, globalmente, voce-chiave della tavolozza messa a punto da Fazio. Ci sono poi fedelissimi della prima ora, sempre brillanti (da Alberto Mandarini, che proprio nei gruppi del bassista torinese iniziò a farsi conoscere, a Francesco Aroni Vigone, anche lui presente fin dai tempi di Mirabilia, allo stesso Fiorenzo Sordini, che era poi il batterista dell’Art Studio), o acquisizioni più recenti (su tutti Gianpiero Malfatto).

Grande rotondità e contemporanea, puntuale valorizzazione delle singole voci s’impongono fin dall’iniziale “Tempus fugit,” con gli assoli che mostrano per tutto il lavoro un’assoluta adesione stilistico-emotiva alla struttura (all’estetica) globale, dalla quale vengono spesso – per così dire – “fasciati”. C’è un preciso retrogusto gasliniano in “Serial Player” (che già il titolo…), tra le costruzioni più ingegnose del lotto, mentre è forse il successivo “Serendipity,” tornando a quanto detto poc’anzi, l’episodio in cui più palpabili appaiono le reminiscenze mingusiane.

Entrare oltre nei meandri dei singoli brani sarebbe in fondo sterile. Resta l’immagine di un album di grande spessore, uno di quei lavori che possono mettere d’accordo l’avanguardista e chi non sa rinunciare ai più saldi valori del jazz in quanto tale. Il che, come s’intuirà facilmente, non è cosa da poco.

Valutazione: 4 stelle

ALBERTO BAZZURRO – ALL ABOUT JAZZ

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Shibui – Percorsi Musicali – Luglio 2013 – di Ettore Garzia

Cuernavaca fu il paese messicano in cui morirono Gil Evans e Charlie Mingus. Per una differente ed ovviamente propedeutica combinazione il riferimento a queste due figure eccellenti del jazz sembra ricorrere in “Shibui”, ultima prova discografica del contrabbassista Enrico Fazio in versione Critical Mass. Da sempre alla ricerca di un jazz strumentalmente globale in cui sistemare armonia e melodia e valorizzare le istanze dei singoli nel gruppo, Fazio costruisce anche questa volta un prodotto musicale di pregio, che vede nella freschezza delle soluzioni e nella verve degli strumentisti della band un proprio punto di forza*.
Un ascolto attento vi rivela certe similitudini ma anche nuove variazioni: le strategie orchestrali che facevano capo a Gil Evans e lo spiccato senso del blues che investiva le aggregazioni di Mingus sono evidenti, ma a ben vedere non si può non pensare alle accelerazioni che Fazio imprime sulle sue composizioni, trasformando le fonti sonore e dandogli nuove identità: il riferimento è a certo jazz-blues di idioma anglossassone (Enrico esplicitamente conferma, nelle note interne, gli spunti di “Effetti Collaterali” in favore della band dei Colosseum), a certo jazz-rock vicino alle evoluzioni del sound di Canterbury (il dilatato intro di “Shibui” ci trasporta in una di quelle “side-slipping” melodiche equivalenti degli Hatfield and the North), con un fondamentale background in cui l’uso del violino ha una valenza simile a quello che un Jean Luc Ponty faceva senza elettrificazione e con un’inaspettato e saltuario profumo etnico (il clarinetto turco di “Pianoless” o il finale percussivo oriented-style di “Tuttecose“). Qui bisogna parlare di effetti osmotici, perchè alla fine quello che risulta è un cocktail integrato di jazz, che appartiene solo a Fazio e ai suoi musicisti; “Tempus fugit” ci costruisce una particolare versione di “Sister Sadie” arrangiata da Evans, così come “Effetti Collaterali” sembra melodicamente impostata sulle penetranti note di “Harvey’s tune” dalle Supersessions di Bloomfield-Kooper-Stills, ma trattata con tutt’altra ritmicità e risultato d’assieme.

Zapping! – Jazz Hot – Dicembre 2003 – di Serge Baudot

Articolo disponibile solo in francese.

Enrico Fazio – Zapping
Guide CDs 2004/Chroniques – Spécial 2004 – Supplément disques au n° 606 – décembre 2003/janvier 2004

Sette, Wake Up, Walkabout, Ciao Jack, Kitsch, Igor, Aria pura, Libellula obesa, In vino veritas
Alberto Mandarini (tp, flh), Fabrizzio Bosso (tp, flh), Gianpiero Malfatto (tb, tba, fl), Angelina Perrotta (vln, clav), Francesco Aroni Vigone (s), Carlo Actis Dato (s, cl), Enrico Fazio (b), Florenzo Sordini (dm, perc) Enregistré les 17 et 18 juin 2001 et les 29 et 30 avril 2002 à Calliano (Italie) Durée : 1h 15’ 37’’ – Leo Records 372 (Orkhêstra International).
Enrico Fazio nous avertit : « J’ai pris des centaines d’exemples musicaux de nombreux styles de musiques et je les ai réutilisés hors de leur contexte en une sorte de zapping musical.
En même temps j’ai essayé de préserver mon propre style et l’unité du projet dans un équilibre entre compositions et improvisations.
« Disons-le tout de suite , aussi étrange que cela puisse paraître, le résultat est assez emballant.
L’ensemble fonctionne comme une fanfare, un brass-band, hommage à la tradition néoorléanaise, d’ailleurs le thème «Igor» est plus qu’un clin d’oeil au new-orleans, puisqu’il reprend «Tiger Rag» assez traditionnel, et le déstructure, le reconstruit dans un décalage décapant et enthousiasmant. Il ne s’agit pas de bricolage au sampler mais bien de compositions de Fazio, et son système, décrit assez précisément sur le livret, mérite qu’on s’y intéresse en ces temps de collages musicaux, car il semble bien qu’il y ait là une voie qui permette de s’exprimer. En fait peu importe la technique de création, ce qui compte c’est le résultat. Et ici il est de qualité. Certes le brassband est parfois un peu lourd rythmiquement, mais les solos sont si nombreux et si bons que ça passe bien. Ajoutons la présence de l’excellent Carlo Actis Dato qui ajoute son talent à l’ensemble comme par exemple, au sax ténor, sur «Walkabout», et à la clarinette basse sur « In vino veritas » qui représente un condensé de la mémoire musicale de Fazio. Les musiciens italiens font bouger le jazz depuis quelque temps.

Serge Baudot

Zapping! – EJazz News – August 2003 – Paul Donnelly

Da www.ejazznews.com – articolo disponibile solo in inglese.

ENRICO FAZIO SEPTET : Zapping ! (Leo Records. LR 372)

I’d just been listening to Gianluigi Trovesi’s Ottetto and thinking what great jazz comes out of Italy when this appeared. The recording is sub-titled ‘a recycling project’ by which Fazio means he has sampled selections from many styles of music and re-used them out of context. Not sampled in the sense of merely lifted from one recording and spliced into another though. Whatever the method, the results are quite stunning. Although it says it’s a septet l’ve counted eight people here, playing trumpet, trombone, flute, various saxes, violin, bass and drums. And what they play is a vigorous, bustling collision of ideas and styles. Take ‘Walkabout` as an example, ably opened by Fazio’s agile bass, it revives shades of Monk and features exhilarating solos from Fabrizio Bosso on trumpet and Carlo Actis Dato on sax. But no matter how charged the soloing may be it is always integrated within the overall structure of each piece. There is plenty to take in ali the time. `Ciao Jack’ ‘recycles’ a traditional children’s song, ‘Frere Jacques’, and mainly features Gianpiero Malfatto’s flute giving it a somewhat wistful air. The theme is stated briefly at the close in a tumble of brass. There’s a further chance to spot the ‘recycled’ elements in “Kitsch”, a sort of homage to elements of Italian opera. I don’t know much about that but it certainly has all the swaggering brashness of a Mingus band on the rampage. It ends with a borrowing from Prokofiev and I’m certain that there are dozens of references I haven’t heard. That’s not really the point though because what Fazio’s arrangements do is seamlessly conjoin ali the diverse elements into a joyous celebration of genre. The Prokofiev quote crops up again at the start of ‘ Igor’ which unexpectedly explodes in a Dixie-ish way but also makes passing references to Stravinsky while finding space for a couple of excellent solos from Alberto Mandarini on trumpet/flugelhorn. Elsewhere there are references to Bach, snatches of film, cartoon and dance music rubbing shoulders with some of the most innovative and assured group playing l’ve heard. Perhaps the last word should go to the final track, ‘In Vino Veritas’, a 22 minute tour de force that begins percussively in Africa, takes in a litte Dolhy-esque bass clarinet – truly breath-taking, that is – shakes a híp a little at both Caribbean and Latin scenarios. Ravel and Morricone’s spaghetti westerns get a few bars to themselves too. And, of course, the variety of virtually the whole jazz tradition makes itself felt throughout. You get the picture ? Fazio calls it’a trip in my memory through some soundtracks of my fife’. That’s a fair description and should tempt anyone who wants to hear what is ostensibly a jazz octet tackle anything and everything which is placed at their disposal. A delight from start to finish.

Paul Donnelly