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SHIBUI ENRICO FAZIO CRITICAL MASS

SHIBUI

[Leo Rec 2013]

Shibui – JAZZIT (disco consigliato!) – Eugenio Mirti – Gennaio/Febbraio 2014

Shibui è un album costruito con una formazione particolamente ricca e messa insieme per sviluppare in maniera efficace la peculiare visione compositiva di Fazio. Critical Mass, infatti, è una vera e propria orchestra da camera con timbri inusuali e voicing a volte corrosivi, come si ascolta in Pianoless. Le tecniche compositive del leader sono variegate e innovative: un esempio è Serial Player, un favoloso medium swing dalle belle linee di basso e scritto con l’ausilio delle serie dodecafoniche e con gli assolo che si sviluppano nelle quattro serie principali. Un disco ricco di contenuti e significato, che dimostra la profondità della visione e della concezione musicale di Fazio, ottimamentente coadiuvato da una band di altissimo livello.

EUGENIO MIRTI – JAZZIT n.80-2014 (gennaio/febbraio 2014) JAZZIT2

Shibui – TOP JAZZ 2013 – Disco dell’anno – MUSICA JAZZ – Gennaio 2014

disco dell'anno

Shibui – TOP JAZZ 2013 – Formazione dell’anno – MUSICA JAZZ – Gennaio 2014

formazione dell'anno

Shibui – J.C. JAZZ CONVENTION – Aldo Del Noce – Gennaio 2014

Di “gioco delle parti” si può parlare, specie in esecuzioni in cui le tattiche individuali lavorino in libertà ma percepibilmente modellate da un “concertato” (appropriato aggettivo) lavoro di regia: prima uscita di un progetto di maggiori future estensioni, fondate su «un personale approccio alla composizione, sviluppato durante molti anni e molte produzioni», Shibui è opera dai caratteri enunciati già dalle sue prime articolazioni in termini piuttosto definiti. Il lavoro procede organicamente nei suoi tratti stilistici aperti ma coerentemente conformati verso ed entro gli stilemi praticabili da una dinamizzata, piccola orchestra jazz, e la “Massa Critica” ad otto parti è falange disciplinata e vivida cui non difetta il senso di cospirazione collettiva e le vivacità di giochi di ruolo e d’interscambio. Garanzia di standard almeno sostanziale, la Leo Records forte di Anthony Braxton, Art Ensemble of Chicago, Sun Ra, Don Moye (ma anche Marilyn Crispell, Han Bennink, Joe Morris etc) torna ad ospitare e produrre un progetto made in Italy caratterizzato da un senso della vivace coreografia orchestrale. Shibui è opera polifonica e corale, percorsa e conformata dal vivido colore degli interventi del violino, dall’avvicendamento puntuale delle voci della brass-section, dalle pulsazioni ritmiche, dalle scansioni della batteria agilmente duttile nella riproposizione di climi anche vintage; il gioco espressivo che giunge ad isolare anche protratti “solo” (di acre suggestione il clarino turco) e ad incorniciare sommesse e concentrate coralità, licenzia sconfinamenti verso climi disimpegnati e relativamente eterogenei giungendo a toccare anche un free “temperato” e comunque funzionale alla strategia mutaforma del progetto, che molto gioca in agilità individuali ma con primaria attenzione verso la tenuta d’insieme. In protratte ed equamente ripartite parti solistiche, tra scrittura e improvvisazione, che le pongono in alterno risalto, le voci dei vari partecipanti – mantenendo elevato l’individuale e comune apporto contributivo, gli accenti, l’attenzione alla tenuta dei passaggi e alle progressioni orchestrali – lavorano di partecipazione e supporto alla costruzione della macchina sonora del regista-compositore aperto, appunto, anzi molto incline a mutamenti di forma e clima, sondando le doti d’eloquenza dei propri strumenti, operando anche e piuttosto volentieri di studiata teatralità nel gioco della sorpresa ma riportando il tutto ad una generale disciplina. Si potrà obiettare come gran parte della dimensione espressiva e formale di Shibui si origini e viva dentro la scrittura, come particolarmente evocabile da una performance di morfologia orchestrale, ad impatto emotivo d’insieme apparentemente controllato, ma il generale clima di freschezza bilancia le riserve sul comunque colorito e vivido post-mainstream di Fazio & compagnia sonante che, certamente nella grande scia revisionista di Gil Evans, condivide una concezione “organica” della forma jazz le cui libertà appaiono (come peraltro enunciato strutturalmente) viventi in eminente parte sulla dimensione della pagina scritta, aspetto fondativo che, pure, non potrà sminuire nel lavoro di Fazio l’indubbia cura investita nell’edificazione ritmico-melodica di Shibui.

Aldo Del Noce per Jazz Convention – Gennaio 2014

Shibui – JAZZITALIA – Gianni Montano – Gennaio 2014

Il concetto di massa critica è esposto da Giancarlo Schiaffini nel suo libro “E non chiamatelo jazz…“. Secondo il trombonista romano esiste un numero limite (tredici unità) oltre il quale la composizione estemporanea diventa improponibile, di esito problematico o negativo. Enrico Fazio non si preoccupa di questa avvertenza poiché innanzitutto, il suo gruppo, anche se è denominato “Critical mass”, si configura come un ottetto, ben al di sotto della soglia massima prima enunciata; poi perché qui la musica è preparata, arrangiata e attentamente sorvegliata dal compositore piemontese. Nulla è lasciato al caso. Le improvvisazioni vengono fuori, infatti, da una struttura omogenea e compatta, che solo in apparenza può sembrare mobile e non vincolante e costituiscono un ampliamento, una dilatazione dell’idea portante, diventando esse stesse un momento elaborativo strettamente connesso con il motivo di base indicato dall’autore. E’ un continuo rimando fra composizione e improvvisazione, dove è difficile scorgere il confine fra i due momenti, poiché un elemento intacca, aggredisce l’altro, per costruire, così, una musica definita in modo unitario e organico con il marchio stilistico inconfondibile del bassista storico dell’Art studio.

Fazio ci ragiona molto prima di registrare un disco. Sono passati alcuni anni dall’incisione precedente con un gruppo di queste dimensioni. Quando, però, si decide al grande passo vuol dire che ha veramente qualche messaggio artistico urgente da comunicare. Così è anche per questo “Shibui“, un album curato a fondo, pregno di intuizioni, di squarci imprevedibili, di sviluppi inconsueti e di un ancoraggio, allo stesso modo, evidente con la tradizione del jazz. Negli otto brani del cd si dichiarano, nelle note di copertina, le ispirazioni, le referenze molto libere a Kurt Weill, ai Colosseum, allo stile di New Orleans, alla musica seriale o semplicemente agli esperimenti vocali di un bambino di quattro anni all’interno di un music box. In realtà tutti questi fattori vengono usati vantaggiosamente dall’acuta sensibilità del band-leader per produrre un suono complessivo indubbiamente personale, con alcuni aspetti decisamente da sottolineare. L’ottetto, ad esempio, è scomposto sovente in formazioni più piccole. Non sempre tutti sono protagonisti. Il lavoro di sezione a volte è condotto dai fiati, su cui può lanciarsi in volo il solista di turno. In altre circostanze sono pochi strumenti a portare avanti un riff, oppure sono soltanto basso e batteria a tenere su gli interventi solistici. In determinati segmenti il dialogo fra sassofono e tromba o trombone è sufficiente a sostenere efficacemente l’andamento del brano, fra esposizione del tema e improvvisazione. Per aumentare, ancora, il tourbillon, arricchire ulteriormente il menù di colori etnici, in una traccia si sente il balafon e un tastierista, Paolo Rolandi, si inserisce in quattro brani. Niente paura: tutto è tenuto sotto controllo dalla guida estremamente lucida e consapevole di Enrico Fazio. I momenti free, quando sono previsti, sono di tipo tonale, o appena appena oltre. Mai si arriva a superare determinati steccati. I musicisti coinvolti, tutti dell’area piemontese, seguono con un atteggiamento convinto e partecipe, quasi devoto, le direttive del leader. Si distinguono in particolare i due ottoni, Alberto Mandarini e Giampiero Malfatto per la capacità di restare legati ad un mood classico, jazzistico, anche quando la musica sembra indirizzarsi verso ambiti più avanzati. I tre sassofonisti esprimono coesione ed energia sui loro strumenti e passano abilmente attraverso climi diversi, mantenendo una carica adeguata e sapendo ricoprire il ruolo di supporto e di proposta con lo spirito giusto. Il violino di Luca Campioni è un valore aggiunto, sia per gli spunti solistici mai scontati, sia per il contributo timbrico al sound del gruppo. Resta da dire della sezione ritmica. Fazio e Sordini vantano una notevole abitudine a suonare insieme, ma non si accontentano mai, si stimolano a vicenda per formare un’ossatura di tipo orchestrale, perché questo ottetto viene impiegato come una mini big band.

Shibui” è un’ulteriore prova delle capacità di autore, arrangiatore e direttore di combos allargati per Enrico Fazio. Un musicista che conosce la musica afroamericana, l’avanguardia italiana, europea e tutto quanto è girato intorno a questi generi nell’ultimo quarto di secolo. La sua è un’operazione di sintesi, più a selezionare che ad accumulare. Nel disco, a conti fatti, prevale la sua visione di un jazz bene organizzato, rifinito, dotato di una giusta dose di libertà e di spinta in avanti verso nuove possibili frontiere.

Gianni Montano per Jazzitalia – Gennaio 2014

 

Shibui – JAZZFLITS – Herman Te Loo – Ottobre 2013

Er bestaat een grote verwantschap tussen de Nederlandse en de Italiaanse geïmproviseerde muziek. Beide kennen een goed gevoel voor theatraliteit en humor, een hekel aan gebaande muzikale paden, een vermenging van hoge en lage cultuur en een balans tussen compositie en improvisatie. Het octet Critical Mass van bassist/componist Enrico Fazio past perfect in die om-

schrijving, en er zijn momenten op deze nieuwe cd, ‘Shibui’, die zo door een Nederlandse band gespeeld zouden kunnenzijn. Sterker nog, in zijn arrangementen vertoont Fazio een stijl die sterk doet denken aan die van wijlen Willem Breuker. Van beïn-vloeding zal misschien geen sprake zijn, maar wie het ensemble de uitgeschreven passages hoort spelen, of onder een solist door hoort schuiven, denkt al snel aan de muziek van het Kol-lektief. Toch heeft de muziek van Fazio en zijn mannen net zo goed typisch Italiaanse trekken: de joyeuze volksmuziek die in de melodieën doorklinkt is echt Zuid-Europees. Bovendien trekt

Critical Mass de lijn door van bijvoorbeeld landgenoot Carlo Actis Dato met invloeden uit alle windstreken. Want op ‘Shibui’ oren we Zuid-Amerikaanse ritmes, Oosterse melodieën en Turkse stembuigingen langskomen. Fazio zet het allemaal met speels-heid en lichtvoetigheid in elkaar. Een mooi voorbeeld (in ‘Tuttecose’) is het gesuggereerde speeldoosje van zijn zoontje Simone, dat gestalte krijgt door de ballafon en eenpizzicato van violist Luca Campioni. Het is muziek om blij van teworden.

Herman te Loo per JAZZFLITS – ottobre 2013

Shibui – El Intruso (dedicado a “la otra mùsica”) – Sergio Piccirilli – Novembre 2013

Todo nuestro conocimiento nos viene de las sensaciones (Leonardo Da Vinci)

 El vocablo japonés shibui refiere al sabor que resulta “acedo, astringente y punzante al paladar”. El origen del término –cuyo significado aún hoy conserva- tuvo lugar en el siglo XIV durante la era Muromachi y sirve para describir la sensación amarga y ácida que se tiene al morder un caqui verde. Más tarde, durante el período Edo del siglo XVII, dicha expresión comenzó a utilizarse gradualmente para aludir al valor estético de “lo que es agradable sin ser llamativo”. De hecho, en la actualidad se considera al shibui como uno de los nueve principios centrales que subyacen en el arte y la cultura de Japón junto con “wabi-sabi” (el valor de la imperfección y de lo que no es permanente), “miyabi” (la elegancia y la eliminación de lo vulgar), “iki” (la originalidad), “yugen” (el misterio y lo desconocido), “geido” (disciplina y ética), ‘kawai” (belleza) y ‘enzou” (el vacío, entendido desde la perspectiva del concepto zen que representa al infinito o la nada). En esa escala de valores estéticos el shibui simboliza lo simple, sutil y discreto pero, además, exalta la idea de que las cosas son más hermosas cuando hablan por sí mismas.

Todo esto viene a cuento de Shibui, el magnífico álbum del contrabajista y compositor italiano Enrico Fazio junto a su banda Critical Mass. En la información que acompaña al disco, su autor explica que el título se relaciona con el significado literal del término –es decir, el sabor astringente experimentado al morder un caqui verde- pero también con la posterior “sensación de profunda calma” implícita en esa acción.

A nuestro modesto juicio, este proyecto discográfico –aun cuando poco y nada tiene que ver con el arte japonés– también es acreedor de varios de los principios estéticos mencionados, toda vez que en Shibui, además de hallarse la sutileza aludida en la voz que da título al álbum, se dan cita la elegancia y el buen gusto, una mesurada exploración de lo desconocido, la sobriedad y un refinado sentido de belleza y originalidad, entre otras muchas cualidades.

 

Enrico Fazio acredita una extensa trayectoria que incluye participaciones en el cuarteto de Carlo Actis Dato, el Anglo/Italian Quartet, el Pino Minafra Sud Ensamble y la Andrea Centazzo’s Mitteleuropa Orchestra, además de una prolífica labor liderando o co-liderando diferentes bandas materializada en sus álbumes con el Enrico Fazio Septet (con el cual editó Zapping! en 2003, Live in Milano – Villa Litta de 2005, Oloron – Des Rives et des Notes en 2009 y Nouvi Territori LIVE de 2009), el prestigioso quinteto Art Studio (documentado en los discos Trenta-Live in Torino de 2003, Off Limitsen 1998, Ondeen 1987, Presagio de 1984, etc.), Enrico Fazio Ensemble / U.F..O y el dúo que integra con el multi-instrumentista Sergey Letov (Compagni di strada en 2002).

A esto debe agregarse su sólida formación académica –que incluye una maestría en contrabajo y una licenciatura con honores en disciplinas musicales-, una destacada labor pedagógica como profesor de composición y arreglos y jefe del departamento de jazz en el afamado Conservatorio A. Vivaldi de la ciudad de Alessandria (Italia) y su reconocido rol como miembro fundador del CMC (Centro de Música Creativa), entidad que además presidió entre los años 1992 y 2000.

El ensamble Critical Mass que lidera Enrico Fazio nos ofrece, a través de las ocho piezas comprendidas en Shibui, la primera parte de un proyecto mucho más amplio basado en su personal enfoque de la composición y en el desarrollo de un amplio lenguaje melódico y armónico que incluye –entre otros recursos exploratorios- la utilización del deside-slipping o desplazamiento lateral.

El ecléctico e imaginativo ideario estético pergeñado aquí por Enrico Fazio, amalgama múltiples formas musicales –desde jazz moderno al blues, de ritmos antillanos a riffs de rock progresivo y de la tradición de New Orleans a elementos provenientes de la música clásica contemporánea, entre otros- pero arroja un resultado que, a pesar de su compleja hibridación de estilos, luce tan emocionante y seductor como claro y cohesivo.

 

En el inicio, con Tempus Fugit –pieza inspirada en un fragmento perteneciente a Kurt Weill-, se entrelazan paisajes sonoros dispares con notable balance en la forma y exquisita moderación dinámica, realzados por las aquilatadas intervenciones solistas de Luca Campioni en violín, Alberto Mandarini en trompeta y Gianni Virone en saxo tenor.

Effetti Collaterali se aposenta en una frase de acompañamiento en contrabajo a cargo de Enrico Fazio que extrapola un riff proveniente de la legendaria banda de jazz-rock progresivo Colosseum para luego desembocar –tras un segmento con aires antillanos y los sucesivos solos de Gianpiero Malfatto en trombón y Adalberto Ferrari en clarinete bajo– en un sincronizado ejercicio de improvisación colectiva.

La nostálgica atmosfera de Pianoless abre con la exótica sonoridad del clarinete turco hasta adquirir, gradualmente, los aires de un lamento en donde van concatenándose un moderado equilibrio entre tensión y relajación, delicados ornamentosy una secuencia de solos en la que tiene especial destaque el saxo alto de Francesco Aroni Vigone.

El deliciosoTuttecose gira en torno a una divertida línea de canto –aportada por Simone, el pequeño hijo de Enrico Fazioque evoluciona al conjuro de impulsos rítmicos con marcadas influencias de música de los Balcanes, adornos de dimensiones orquestales e intervenciones solistas de Adalberto Ferrari en clarinete y de Alberto Mandarini  en trompeta de particular luminosidad.

El tema que da título al álbum se aposenta en un desplazamiento lateral o side-slipping (se denomina así al recurso de “tocar cromáticamente fuera de la secuencia de acordes”) sobre el que se deslizan múltiples cambios climáticos –de la balada jazz a ritmos de impronta afro céntrica- y una secuencia de solos en la que sobresalen el violín de Luca Campioni, el clarinete bajo de Adalberto Ferrari, la batería de Fiorenzo Sordini y el trombón de Gianpiero Malfatto.

El laberintico andamiaje estructural de Serial Player adopta los principios atonales del dodecafonismo pero, la claridad de su exposición y la riqueza de matices, hacen que la experiencia auditiva resulte sumamente agradable al oído.

Por su parte, Serendipity conjuga diferentes modos unidos por un patrón rítmico en donde se yuxtaponen cadencias de vals –rubricadas por un colorido soliloquio de Francesco Aroni Vigone en saxo alto– y una notable resolución dinámica en swing que va empalmando los solos de Gianpiero Malfatto en trombón y Luca Campioni en violín, hasta desembocar en el motivo de apertura.

El cierre con N.O. Trap ofrece una hipnótica e innovadora mixtura entre la danza claque, la música de New Orleans, la improvisación y la tradición del jazz.

Enrico Fazio’s Critical Mass, en Shibui, brinda una obra elaborada, adorable, creativa y con la infrecuente virtud de haber logrado hacer simple lo complejo.

 

Cualquier persona puede hacer complicado lo simple. La verdadera creatividad consiste en hacer simple lo complicado (John Coltrane)

 

Sergio Piccirilli

 

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Shibui – Il Giornale della Musica – Guido Festinese – Ottobre 2013

Tre dischi per (ri)scoprire le musiche di Enrico Fazio, contrabbassista e compositore fra Mingus e Coleman
Enrico Fazio Critical
Mass Shibui
LEO RECORDS

Francesco Aroni Vigone Trio
Ore Blu
SPLASC(H) RECORDS

Art Studio
Rendez Vous
CALIGOLA RECORDS

Tre uscite discografiche, tre volte il segno, nitido, di una brillante intelligenza musicale italiana del jazz, quella di Enrico Fazio. Troppo corposa, ormai, la carriera del compositore e bassista, per tentare un riassunto, che sarebbe poi anche un po’ pleonastico: basterà rammentare a chi è più nuovo per la vicende del jazz peninsulare, la co-fondazione del Centro Musica Creativa piemontese, uno scrigno di piccole sapienze musicali e d’autogestione nel Piemonte della fine degli anni Settanta, anche etichetta discografica; o la vittoria nell’89 al concorso nazionale di Sant’Anna Arresi quale compositore e arrangiatore. Il Premio era dedicato a Mingus, e proprio la lacerante urgenza del modo di scrivere jazz del burrascoso e problematico bassista americano, vero e proprio “teatro in musica” degli spiriti ancestrali afroamericani e della contemporaneità, è una delle musiche che hanno toccato più nel profondo Enrico Fazio.
Succede anche oggi, ad esempio nell’ensemble Critical Mass, all’opera nel notevole Shibu, un ottetto con ance, ottoni, violino e ritmica che guizza in molte direzioni possibili: dallo swing ai richiami dodecafonici, da un bel ricordo (rielaborato) dei Colosseum inglesi allo straniamento weilliano. Il cd, ci informa Fazio nelle note, è il primo di una serie che esplorerà molti lati di una personalità compositiva poliedrica, ed è un bel segnale.
La seconda uscita da segnalare, sempre con Fazio, è Ore Blu a nome del Francesco Aroni Vigone Trio (nella foto grande). Il contraltista, peraltro, è presente anche nel disco sopra citato, così come il batterista Fiorenzo Sordini: un trio, dunque, quasi “ritagliato” da organici più numerosi, che si muove con sinuosa efficacia lungo le piste armolodiche e libere indicate da Ornette Coleman, e più in generale, come ben nota Luca Bragalini nelle note, per tutti i percorsi di ricerca del jazz moderno e contemporaneo che hanno cercato di bypassare l’armonia occidentale, eliminando dunque in primis proprio l’apporto degli strumenti armonici, e privilegiando la ricerca su slancio melodico e timbro.
Infine, un disco che potrebbe ben fare da preludio ai (prevedibili) festeggiamenti dell’anno prossimo, quando si celebrerà il quarantennale di una formazione cardine del jazz di ricerca italiano nato in terra piemontese, l’Art Studio. Rendez Vous è il disco del nuovo incontro tra quasi tutti i membri originali dell’Art Studio: tutti i nomi citati, più la chitarra di Claudio Lodati, e la voce avventurosa di Irene Robbins, in qualche caso anche al pianoforte. Musica avvolgente, lirica, a tratti estrema, altre volte vicina alle strade più affascinanti ed insidiose dell’art rock del vecchio continente: un gran preludio alla festa, ci auguriamo.

Guido Festinese

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ART STUDIO – Presentazione CD “Rendez Vous”

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